Andare in pensione “a rate”. Cosa ci attende

Pasquale Tridico, Presidente dell’Inps ha parlato della possibilità di andare in pensione a rate per evitare che faccia il suo ritorno la Legge Fornero. Ecco cosa sta succedendo.

Per il mese di settembre, dovrà essere messa a punto la Legge di Bilancio relativa alle nuove misure previdenziali da attuare per l’anno 2023. Alla fine del 2022, difatti, ci sarà la scadenza di Quota 102 e di conseguenza la paura di molti è che possa fare il suo ritorno la Legge Fornero.

Per evitare ciò è stata rilanciata l’idea di introdurre la pensione in due tempi e dunque ” a rate”.  In particolare, secondo tale ipotesi il pensionamento avverrebbe con due diverse quote: una contributiva e un’altra retributiva, che verrebbero percepite rispettivamente prima e dopo prima i 67 anni. Nello specifico a battere su questa possibilità è stato il Presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, che durante un convegno tenuto alla Sapienza, ha avanzato la proposta di una sorta di “doppia uscita”. Essa consiste in una parte contributiva prevista una volta raggiunti i 63, 64 anni di età con i contributi versati e una parte retributiva, con il raggiungimento dei 67 anni di età. Così facendo, secondo Tridico si consente ai contribuenti, da un lato di andare in pensione prima senza per questo perdere qualcosa e, dall’altro, di avere accesso anche ala parte retributiva in un secondo momento.

Sicuramente, si tratta di un intervento che qualora venisse attuato sarebbe meno impattante rispetto ad un taglio della parte retributiva. In tal caso, difatti, si avrebbe una diminuzione dell’assegno pensionistico che non avrebbe altra conseguenza che aumentare la categoria dei pensionati già duramente colpiti da questo fenomeno. Ancora una volta, secondo il Presidente dell’INPS, per il Governo si riapre la dura questione del contrasto alal povertà che mai come in questo periodo sta divenendo una realtà sempre più diffusa. Complice l’aumento dei prezzi e l’attuale crisi energetica i pensionati risultano essere una delle categorie più colpite dalla situazione appena descritta. E’ chiaro, alal luce di quanto appena detto, che in tale contesto è di fondamentale importanza mettere a punto una riforma pensionistica flessibile che tuttavia richiede, almeno per il momento, tempi ancora lunghi.