Povertà, perchè puoi contare sul Reddito di Cittadinanza per altri tre anni

Il Reddito di Cittadinanza verrà tolto? Ecco tutte le notizie e gli aggiornamenti su questo argomento.

Il Reddito di Cittadinanza è una misura che continua a far discutere la politica italiana e non solo. Da una parte c’è chi è a favore della misura e dall’altra chi, invece, la ritiene poco produttivo poiché non avvicina i percettori al mondo del lavoro e anzi, li allontana. Ecco cosa potrebbe cambiare nei prossimi anni.

Il Reddito di Cittadinanza è un sostegno economico che è stato introdotto dal governo gialloverde (Movimento 5 Stelle e Lega), nel 2019, dal primo governo Conte. In base al proprio Isee, infatti, è possibile ricevere il Reddito o Pensione di cittadinanza. In Italia è l’unica misura presente che prova a contrastare la povertà. Nell’idea dei politici doveva avvicinare anche i percettori al mondo del lavoro grazie ai navigator che dovevano fare da tramite. Sotto questo aspetto però non ci sono stati passi avanti, i dati certificano i pessimi risultati raggiunti con poche persone che sono riuscite a trovare lavoro.

Per questa ragione la politica italiana, nel corso degli, si è sempre interrogata sull’utilità del Reddito di Cittadinanza che è diventata una vera e propria misura assistenziale senza prospettiva di lavoro per i beneficiari.

Nelle ultime settimane si è tornato a parlare del referendum per abolire definitivamente il Reddito di Cittadinanza. Un’idea proposta dal leader di Italia Viva Matteo Renzi. L’idea dell’ex Premier toscano è quella di trovare una soluzione che possa permettere agli italiani, soprattutto quelli più giovani, di trovare lavoro e di non ricevere più misure assistenziali come il Reddito.

Renzi ha deciso di avviare, a partire dal prossimo 15 giugno, la raccolta firme su tutto il territorio nazionale per un referendum riguardo l’abolizione del Reddito di Cittadinanza. Per raggiungere questo obiettivo serviranno le firme di 500.000 cittadini o 5 Consigli regionali che devono proporre  l’abrogazione, totale o parziale, di una legge. Successivamente sarà la Corte Costituzionale a pronunciare sull’ammissibilità o meno del referendum.

Il percorso però che prevede il referendum sull’abolizione del Reddito di Cittadinanza è molto lungo, non sarà immediato. Ecco quando potrà essere svolto il referendum abrogativo.

Secondo la legge, infatti, un referendum abrogativo non può svolgersi nell’immediato a causa della scadenza della legislatura che è fissata per il prossimo 23 marzo 2023. La raccolta firme, dunque, non potrà partire nel 2022 e neanche nel 2023 visto che, secondo l’articolo 31, c’è lo stop della raccolta firme abrogativa per i sei mesi successivi alle elezioni politiche.

Tutto, dunque, è rimandato per il 2024 quando potranno essere depositate le firme con il referendum che può essere svolto tra il 15 aprile e il 15 giugno 2025.