Lavoro part time, che pensione ti aspetta

Oggi i lavori part time sono decisamente diffusi e quindi una domanda sorge spontanea. Se si lavora soltanto part time si ha diritto alla pensione?

La risposta è si, ma si rischia di dover lavorare qualche anno in più rispetto ad un lavoratore stabile. Un anno di lavoro part-time infatti non coincide esattamente con un anno di contributi e, come sappiamo, per andare in pensione a 67 anni è necessario aver versato almeno 20 anni di contributi previdenziali.

Pensione part-time

Il perché di ciò sta nella tipologia di contratto: quello part-time in sostanza riduce l’orario di lavoro rispetto ad un turno normale, con conseguente stipendio ridotto rispetto ad un lavoratore full-time.

I contratti part-time possono essere di tipo orizzontale (quando le ore di lavoro vengono ridotte su base giornaliera) o di tipo verticale (le ore giornaliere vengono svolte regolarmente ma per un tempo limitato).

L’articolo 1, comma 350 della legge n. 178 del 30 dicembre 2020 prevede che: “il periodo di durata del contratto di lavoro a tempo parziale, che prevede che la prestazione lavorativa sia concentrata in determinati periodi, è riconosciuto per intero utile ai fini del raggiungimento dei requisiti di anzianità lavorativa per l’accesso al diritto alla pensione”.

L’unica condizione da rispettare è che lo stipendio ottenuto dal part-time deve essere pari almeno al 40% della cifra stabilita per la pensione minima.

Pensione per lavoratori part-time: non è facile arrivarci

Secondo l’ultima circolare Inps del 2022 la pensione minima è pari a 525,38 euro. Lo stipendio settimanale del part-time per poter versare i contributi pensionistici deve quindi essere pari a 210,15 euro.

Pensione part-time

Nel caso in cui non si raggiunga questa cifra, il periodo di lavoro non viene riconosciuto per intero ai fini contributivi, ma si fa una riduzione proporzionale di quanto versato. Per esempio se la retribuzione è di 400 euro al mese per 20 ore settimanali di lavoro, alla fine dell’anno vengono riconosciute 29 settimane contributive (e non 52).

Dunque per arrivare a 20 anni di contributi non si dovrà lavorare per 20 anni, ma per circa 36 anni, ritardando dunque di molto l’età pensionabile. In alternativa si possono versare volontariamente i contributi mancanti.

Inoltre la cifra che si riceverà nella pensione mensile sarà proporzionata al basso stipendio percepito durante gli anni di lavoro part-time.