Italia senza petrolio e gas, perché l’autunno potrebbe diventare un incubo

La crisi delle materie prime, gas e petrolio, stanno mettendo a dura prova tutto il mondo, ma sembra che l’Italia se la passi ancora peggio: a Settembre potrebbe succedere di tutto.

Nelle ultime settimane, mentre l’Europa ha continuato ad ‘attaccare’ la Russia di Putin a suon di pacchetti di sanzioni, il nostro premier Mario Draghi sta particolarmente insistendo perché l’Unione Europea fissi dei tetti di prezzi per gas e petrolio.

La proposta del nostro esecutivo sarebbe portavoce di tutto il sud Europa, ovvero Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. Durante la recente visita di Draghi alla Casa Bianca, il banchiere ha lanciato nuovamente la proposta anche oltre oceano al presidente Joe Biden, con l’idea di creare una specie di circuito chiuso tra i paesi più consumatori di petrolio.

Intanto il tetto dei prezzi proposto da Draghi non sembra un’idea gradita dall’Europa: primi tra tutti ad opporsi sono stati Germania e Olanda, che difendono il meccanismo del mercato libero. Dall’altra parte la proposta di Draghi, in parole semplici, vorrebbe che tutta Europa, di comune accordo, comunicasse ai produttori di petrolio una cifra massima per la vendita del loro prodotto.

In questo modo i produttori sarebbero ‘costretti’ a seguire i prezzi indicati pena lo stop dell’acquisto da parte dei paesi Europei. Questa sarebbe la situazione se tutti gli stati UE fossero d’accordo con la proposta italiana. In ogni caso l’idea parrebbe molto più che azzardata, perché tutto il mondo acquista petrolio, non solo l’Unione Europea o gli Stati Uniti.

Il mercato petrolifero non si fermerebbe certamente per una decina di acquirenti persi; se per esempio l’UE proponesse ai produttori di acquistare un barile di greggio a 70 dollari, tetto massimo, e il Brasile continuasse tranquillamente ad acquistarlo a 120 dollari, è ovvio che i colpiti negativamente saremmo noi Europei.

Per Germania e Olanda, dunque, le minacce unilaterali non sono assolutamente la risposta al problema del rincaro delle materie prime. Rincaro che è comunque stato messo in moto dalla stessa Unione Europea, che ha sovraccaricato la Russia di sanzioni che alla fine si stanno volgendo tutte in nostro sfavore.

Crisi gas e petrolio: Draghi vuole lasciare a secco l’Europa ma non è la direzione giusta

Draghi dunque (che da banchiere si è improvvisato capo i Stato) si è trovato negli ultimi giorni nel mirino delle critiche mondiali, in particolare a criticare passivamente la sua idea è stato il Jamie Dimon, presidente di JP Morgan, una delle più importanti banche d’affari al mondo.

Negli ultimi giorni Dimon ha fatto molto parlare di sé sui giornali di economia per aver ‘predetto’ la recessione dell’economia americana. Secondo il banchiere la Federal Reserve (la Banca Centrale degli Stati Uniti d’America) non riuscirà a contenere i crolli sul PIL e sarà necessario che le banche drenino liquidità in eccesso sui mercati, l’unica soluzione per fermare la speculazione sulle materie prime.

Uno scacco matto indiretto a Draghi, che durante il suo dominio alla BCE (Banca Centrale Europea) aveva istituito una politica del ‘denaro facile’, che se in un primo momento poteva sembrare efficace, adesso si sta ritorcendo contro le tasche di tutti noi.