Salario minimo obbligatorio, perché per l’INPS è una buona notizia

Il tema del salario minimo per legge sta diventando centrale nella politica italiana attuale: le parole del presidente Inps Pasquale Tridico

In questi giorni è centrale il tema del salario minimo orario, che potrebbe diventare legge. La direttiva impartita dall’Europa per il nostro Paese sta dando vita a un dibattito intenso nella maggioranza, soprattutto dopo l’accordo raggiunto. Adesso sulla questione si dovrà esprimere la plenaria del Parlamento, senza più la possibilità di emendare il testo. Dopodiché seguirà la ratifica del Consiglio Ue.

Solo a quel punto avranno il dovere di recepirla i Paesi membri, nonostante l’Italia non sia direttamente implicata. Su questo argomento si è espresso con molta preoccupazione Pasquale Tridico, presidente dell’Inps.

Salario minimo, la proposta del presidente Inps

In una lunga intervista La Repubblica, Tridico ha affermato che: “E’ bene che tutti sappiano che a salari bassi corrispondono, con il sistema contributivo, pensioni basse. Fissare una soglia sotto la quale le retribuzioni non possono scendere aiuta a far crescere l’importo delle pensioni future dei giovani, oltre a sostenere l’economia e a combattere le disuguaglianze. Se si interviene ora, e non a valle, si evita anche una futura ondata di richieste di pensioni di cittadinanza con un esborso importante per le finanze pubbliche”.

La posizione di Tridico è chiara. Egli, da economista, ha contribuito a spingere la proposta del Movimento 5 Stelle sul tema. Il presidente ha poi aggiunto che dopo l’intesa fra Consiglio, Parlamento e Commissione Ue “la questione quantomeno è diventata una priorità nell’agenda politica e ciò è positivo. Il rischio che tuttavia venga persa c’è, non fosse altro perché la direttiva non pone un obbligo di introdurre un salario minimo legale. Però inserisce dei criteri espliciti che per l’Italia possono tradursi per molti lavoratori in un incremento dei salari”.

La soluzione proposta da Tridico è in fin dei conti il rafforzamento della contrattazione collettiva, inserendo un fattore legislativo che sia coerente all’articolo 36 della Costituzione che parla di retribuzione dignitosa. In questo modo, a suo dire, “si rispetterebbe bene lo spirito della direttiva europea”.