Reddito di Cittadinanza, nessuna penalizzazione a chi rifiuta il lavoro

Le strette al reddito di cittadinanza non si sono concretizzate e i percettori si godono l’indennizzo pieno: la situazione attuale

Alla fine la stretta al reddito di cittadinanza, tirata in ballo dal governo con l’ultima legge di Bilancio, è rimasta solo sulla carta. Gli importi da versati ai percettori che rifiutano il lavoro sono rimasti esattamente gli stessi. Dall’Inps hanno comunicato in effetti che ancora non si è concretizzato il taglio per il sussidio, anche se la manovra lo intende va simbolico, perché consistente in 5 euro in meno.

Il motivo principale del mancato provvedimento sta innanzitutto nel fatto che le offerte di lavoro non vengono tracciate, e quindi solo in casi rari si viene a conoscenza dei rifiuti degli impieghi. A incidere è però anche la gestione decentralizzata della misura, perché i centri degli impieghi, che sono coordinati dalle regioni, tardano a comunicare all’Agenzia delle Entrate i nomi di coloro che dicono no alla possibilità di lavoro che viene offerta.

Reddito di cittadinanza, le strette non si concretizzano

In teoria, già dal primo gennaio di quest’anno si sarebbe dovuto procedere alla decurtazione di questi simbolici 5 euro per ogni mese, ma per ora il tutto si è risolto in un nulla di fatto. Alla fine dello scorso anno i beneficiari del reddito di cittadinanza tenuti alla sottoscrizione  del patto per il lavoro, i quali ancora risultavano non occupati, rappresentavano l’80% degli attivabili, ovvero quasi 850mila persone.

Tra questi meno della metà avevano iniziato il percorso di accompagnamento al lavoro. Infine su oltre un milione di attivabili, 212 mila a Natale avevano un rapporto di lavoro attivo. Questi numeri sconfortanti hanno spinto il governo ad apportare delle modifiche per il reddito di cittadinanza, che passano dalla ridefinizione delle offerte ritenute congrue all’obbligo di frequentare in presenza i centro per l’impiego.

Era previsto anche lo stop al sostegno dopo due lavori rifiutati, anziché tre, ma tutti questi interventi non hanno sortito l’effetto sperato e gli importi sono aumentati, invece di diminuire. Ad oggi infatti i percettori ricevono 585 euro in media, mentre nel 2021 ci si fermava a quota 577.