Crisi carburanti, perché l’emergenza sul gas è la cosa peggiore che ci potrebbe capitare

La crisi carburanti non migliora e il Governo comincia a pensare alle mosse per controbattere la riduzione delle forniture: ecco il piano

Non accenna ad interrompersi il taglio delle forniture di gas da parte della Russia e l’Italia è quindi obbligata a studiare un piano d’emergenza per i prossimi mesi. Il rischio che questi tagli proseguano può avere delle conseguenze sugli stoccaggi in vista del prossimo inverno. Ciò non solo per la diminuzione del gas da Mosca, ma anche per l’impennata dei prezzi e la difficoltà di rifornimento.

Ci si concentrerà quindi adesso sul riempire gli stoccaggi nonostante la riduzione. Al momento i depositi sono pieni al 54%, ma l’obiettivo è arrivare ai mesi freddi con il 90%. C’è pertanto ancora molto da fare e il governo Draghi sta studiando una strategia per le scorte. Non è stata affatto esclusa l’ipotesi di un innalzamento del livello di allerta. Nell giornata di ieri si è riunito il Comitato tecnico di emergenza e monitoraggio del gas naturale e si è valuta questa ipotesi di passare dal livello di preallarme a uno di allarme.

Crisi carburanti, il piano del Governo

L’analisi degli esperti verrà poi valutata nei giorni successivi dal ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, che farà poi il punto direttamente con Mario Draghi e gli altri ministri coinvolti. Si cercherà innanzitutto di capire se la riduzione delle forniture da Mosca resterà tale. Il rallentamento si deve al fatto che di solito le aziende acquistano il gas in estate, quando costa meno, per poi conservarlo. Stavolta però i prezzi sono alti già nei mesi estivi e questa cosa non conviene.

Si pensa quindi al piano, che prevedrebbe degli incentivi in stile Germania con le garanzie pubbliche. Si potrebbe puntare a convincere le aziende fornitrici o anche puntare su un ulteriore contributo da parte del gestore della rete Snam. Si punta anche sul tetto al prezzo del gas, allargando la risposta all’emergenza a tutta l’Ue, ma Draghi lavora anche per gli accordi con Algeria e Qatar per importare più Gnl.