Acqua, perchè stiamo per pagare un prezzo altissimo

Oltre a quella energetica in questi giorni sta tenendo banco una nuova emergenza legata all’acqua. A pagarne il prezzo più alto di questa situazione saranno, come sempre, gli italiani.

Con l’avvento dell’estate e dunque delle temperature elevate, in Italia è emersa una nuova emergenza legata all’acqua. Soprattutto nelle Regioni del Nord e quelle del Centro infatti è in atto un allarme siccità senza precedenti che prelude ad uno scenario che nel tempo sarà sempre meno roseo per quanto concerne la reperibilità dell’acqua.

Questa situazione non è altro che il frutto del cambiamento climatico a cui si sta assistendo negli ultimi anni e che a lungo andare porterà al degrado idrico. In poche parole, ciò significa che prima o poi la disponibilità di acqua non sarà sufficiente per il soddisfacimento delle necessità di ciascun abitante del pianeta. A conferma di ciò c’è il rapporto dell’AEA risalente al 2021. Qui infatti è emerso che il cosiddetto stress idrico è già in atto in molte zone del continente europeo per via dell’innalzamento delle temperature che risultano essere aumentate di 1,6, 1,7 gradi. In alcuni casi, difatti, si sta assistendo ad un abbassamento della portata dei fiumi così come sta accadendo nel nostro Paese con il Po. Per far fronte a tale situazione in alcune Regioni è stato introdotto lo stop al consumo di acqua durante le ore della notte per evitare che l’acqua non sia sufficiente neppure a superare indenni l’estate.

In un simile contesto, a farne le spese saranno i cittadini e in particolare le imprese che operano nell’agricoltura. La scarsità d’acqua, infatti, renderà sempre più difficile irrigare i campi e dunque preservare i raccolti. Questo causerà dei rallentamenti nella produzione di determinati prodotti tra cui mais, soia, cocomeri e meloni. Senza contare poi che in Italia ormai da anni fino ad oggi si è assistito ad uno spreco di acqua davvero inaccettabile. Basti pensare infatti che la rete idrica italiana presenta il 42% di perdite. Alla luce di quanto appena detto, è chiaro che è necessario un cambiamento di rotta che sia in grado di arrestare il cambiamento climatico in atto e con sè le sue conseguenze.