Draghi vuole mettere mano alle nostre buste paga. Ma con buone intenzioni, dice

L’esecutivo sembra avere un piano contro la crisi economica: Draghi tira in ballo le buste paga. Scopriamo insieme cosa vorrebbe cambiare.

L’inflazione è alle stelle e Mario Draghi sembra deciso ad avviare altri provvedimenti entro la fine di Luglio, in aiuto alle famiglie italiane. Tra le proposte, anche quella di aumentare le buste paga, dato che la via dei bonus una tantum non sembra una soluzione efficace.

Gli stipendi italiani, infatti, sono tra i più bassi in Europa e, tra i paesi Ocse, sono gli unici a non aver mai visto un aumento negli ultimi 30 anni. Una situazione che deve cambiare al più presto, soprattutto per le famiglie su una fascia redditoriale più bassa, le più colpite dall’ +8% d’inflazione.

Sembra che prima di metà Luglio il Premier voglia incontrare i sindacati per discutere dell’argomento; stando alle indiscrezioni gli stipendi potrebbero crescere del 5%. In più sindacati e imprese premono per l’immediato taglio al cuneo fiscale.

Tutti sono d’accordo all’attuazione delle misure, l’unico disaccordo sta sulla categoria di beneficiari: lavoratori o imprese? Quest’ultime sostengono che basterebbe abbattere il cuneo fiscale per far automaticamente aumentare gli stipendi dei dipendenti. C’è chi propone di aumentare le tasse ai ‘capitalisti’ impresari piuttosto che i cittadini.

Salario minimo obbligatorio ma più alto: così potrebbero aumentare le paghe

Sulla questione è intervenuto ovviamente il ministro del Lavoro Andrea Orlando, che vorrebbe intervenire subito sulle buste paga obbligando i datori di lavoro a proporre contratti migliori. Un piccolo passo perso il salario minimo, insomma.

“I lavoratori chiedono giustamente la difesa del potere d’acquisto dei salari, le imprese non vogliono l’aumento dei costi a loro carico. Perciò è necessario trovare un accordo: un aumento dei prezzi senza tutela del potere d’acquisto può portare a rallentare l’economia”, ha dichiarato il ministro durante un’intervista per ‘La repubblica’.

“C’è l’esigenza di redistribuire il costo dell’inflazione e non si dovrebbe aver paura di dare a chi ha meno togliendo a chi ha di più. È la logica che ha portato a varare il contributo straordinario sugli extraprofitti: dobbiamo mostrare lo stesso coraggio. Una via è destinare alla riduzione del cuneo tutto il gettito aggiuntivo ottenuto dal contrasto all’evasione: l’anno scorso fu di 4 miliardi, questo sarà un po’ meno, ma si può usare per tagliare le tasse sul lavoro”.