Pensioni, il vero problema sarà a Gennaio

In materia di pensioni, il vero problema sarà durante il mese di gennaio: approfondiamo insieme l’argomento.

In seguito alla caduta del governo condotto da Mario Draghi, la possibilità di introdurre una riforma delle pensioni entro all’anno e praticamente sfumata definitivamente. Il motivo risiede principalmente nel fatto che, da un lato l’attuale governo si trova a essere ancora in Parlamento solamente per portare a termine gli affari correnti, il nuovo governo d’altro si troverà ad avere davvero pochissimo tempo per riuscire ad arrivare alla messa a punto di una riforma delle pensioni degna di questo nome entro la fine dell’anno.

Per quest’anno difatti giungono in scadenza l’ape sociale, opzione donna e quota 102, di conseguenza, si fa più che mai strada la possibilità che si verifichi un ritorno della tanto temuta riforma Fornero. In poche parole, coloro che andranno in pensione nel 2023 rischiano di farlo beneficiando di un assegno ridotto del 3% fino al raggiungimento dei 67 anni di età ho in alternativa a 64 anni ma con una penalizzazione permanente. Si tratta dunque di un tema molto caldo che di fatto e divenuto uno dei punti fermi dei vari programmi elettorali delle forze politiche impegnate nella lotta ad accaparrarsi fino all’ultimo voto. A proposito infatti in vista delle elezioni del 25 settembre le proposte e le promesse letterali non stanno tardando ad arrivare.

Tanto per cominciare, il Movimento 5 stelle a espresso l’intenzione di voler arre stare il ritorno della legge Fornero introducendo misure volte a aumentare la flessibilità in uscita dal mondo del lavoro, in particolare per coloro che svolgono lavori usuranti e particolarmente gravosi. La Lega di Salvini invece annunciato di voler introdurre quota 41 che consiste nell’andare in pensione al raggiungimento di 41 anni di contributi, senza tener conto dunque dell’età del soggetto. Il Leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, ha promesso un aumento delle pensioni minime a mille euro. Sinistra Italiana e Verdi propongono il pensionamento a 62 anni e un montante contributivo pari a 41 anni, con l’inclusione dei periodi legati alla maternità o alla disoccupazione volontaria. Infine, Unione Popolare nel suo programma elettorale propone l’uscita dal lavoro a 60 anni e con 35 anni di versamenti.

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