Superbonus, nuova decisione sui crediti, cosa accadrà ora

Le nuove norme dovrebbero aiutare le imprese che avevano accumulato crediti fiscali senza riuscire a cederli alle banche.

Con lo sblocco dei crediti fiscali relativi al superbonus, il mercato delle agevolazioni edilizie finalmente può ripartire. Per tutta l’estate, le richieste per il superbonus 110% sono cresciute, ma spesso sono rimaste “parcheggiate” nel cosiddetto cassetto fiscale delle imprese, creando accumuli di crediti per gli operatori difficili da smaltire.

Superbonus 110%

I cantieri fermi sono stati la logica conseguenza. Dopo settimane di stallo, alla fine la “battaglia” si è conclusa grazie ad una mediazione risolutiva del governo che ha messo d’accordo tutti i partiti, attraverso un emendamento introdotto al decreto legge aiuti bis. Cosa è successo negli ultimi giorni e, soprattutto, cosa cambia? La fotografia esatta della vicenda la fornisce today.it. La cessione del credito di imposta è uno dei “meccanismi” per ricevere il bonus. Si può trasferire la detrazione fiscale a imprese, banche, enti o professionisti. In cambio della cessione del credito, chi ristruttura un’abitazione ha la possibilità di avere subito i soldi che servono per iniziare i lavori, oppure per accedere a un mutuo o a un finanziamento. Una persona che vuole fare dei lavori di efficientamento energetico può pagare l’impresa, invece che una somma ipotetica di 10mila euro, con il credito d’imposta di 11mila euro. Chi compra un credito di imposta fa un investimento sicuro, se sa che può poi cederlo a sua volta per esempio a una banca. In un primo momento, il superbonus consentiva di cedere il credito per un numero illimitato di volte. Poi però le regole sono cambiate, diventando più rigorose. E il meccanismo della cessione dei crediti si è inceppato, bloccando di conseguenza i cantieri. A chiedere a gran voce lo sblocco per la cessione dei crediti era stato il Movimento 5 stelle, benché le altre forze politiche non si siano mai dichiarate contrarie. D’altra parte parliamo di una misura largamente popolare tra l’opinione pubblica, per quanto sia stata spesso al centro delle polemiche (per via delle truffe, certo, ma anche per il costo esagerato del bonus, messo sotto accusa anche per aver fatto impennare i prezzi nell’edilizia e di essere poco equo). Sul superbonus dunque la partita è chiusa, almeno per questa legislatura. Sarà il prossimo governo a decidere se confermare o meno il piano di Draghi di “depotenziare” l’incentivo a partire dal prossimo anno.

Cosa cambia sui crediti e le truffe del superbonus

Intanto, cosa è cambiato tecnicamente? Per sbloccare la situazione di stallo, è stata riformulata la responsabilità in solido per la cessione dei crediti legati ai bonus edilizi, specificando che ogni addebito sarà circoscritto ai casi di violazione “con dolo o colpa grave”. In sostanza, d’ora in poi si rischia di finire nei guai solo nei casi di condotta fraudolenta, truffa consapevole o quantomeno un’operazione connotata da “scarsa diligenza”. In tutte le altre situazioni la responsabilità verrà alleggerita.

ANSA, Milano, DANIEL DAL ZENNARO

Per quanto riguarda i crediti sorti prima delle misure nate in funzione antifrode, l’emendamento del governo stabilisce che la responsabilità in solido, per soggetti diversi da banche, intermediari finanziari e assicurazioni, sarà circoscritta ai casi di dolo o colpa grave, ma sarà necessaria la presentazione di visti di conformità, attestazioni e asseverazioni “ora per allora”.

Al di là del tecnicismo che può sembrare astruso, questo “alleggerimento” e allargamento della casistica può avere alcuni effetti positivi: le nuove norme, infatti, dovrebbero aiutare le imprese edilizie che avevano accumulato crediti fiscali senza riuscire a cederli alle banche. E le banche e gli altri operatori finanziari possono essere più liberi nella gestione del credito, e quindi non bloccare il mercato e le richieste.

In cosa consiste il cambio di rotta

Si tratta di un vantaggio non di poco conto, visti i tanti cantieri aperti. Secondo i dati aggiornati a fine agosto di Enea – l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile -, solo per il superbonus si contavano ben 243.907 asseverazioni (l’asseverazione è il documento che il tecnico deve compilare per descrivere tutti i lavori realizzati su un edificio, casa unifamiliare o condominio, per dimostrare che tutto è stato fatto nel rispetto della legge in vigore). Per la grande maggioranza, cioè per oltre 130mila, si tratta di interventi svolti in edifici unifamiliari, a seguire le unità funzionalmente indipendenti (74.184) e da ultimo i condomini (35.321).

A sperare in questa svolta erano in molti, dalle imprese alle famiglie. Secondo il governo, in questo modo si potrà evitare il fallimento di circa 40mila aziende, che avevano immagazzinato i crediti ma che non riuscivano più a monetizzarli. L’Ance (associazione nazionale costruttori edili) riteneva questo provvedimento l’ultima opportunità per sbloccare la cessione del credito, “un mercato che sta paralizzando gli interventi di superbonus già avviati ed è fonte di grandi disagi per le famiglie e le imprese”. Anche il mondo bancario, preoccupato delle conseguenze che potevano scaturire da eventuali responsabilità delle banche, è soddisfatto.