Pensioni cosa succederà davvero con Giorgia Meloni

Uno dei più grossi scogli che Giorgia Meloni dovrà superare non appena avrà formato il Governo è quello delle pensioni. La sua posizione in merito è più vicina a quella dei sindacati rispetto che Draghi e questo potrebbe essere un ottimo punto di partenza per intavolare la discussione.

Il nodo delle pensioni e l’accordo con le parti sociali è un tema su cui il Governo Draghi ha dovuto lottare per tutta la sua legislazione. La trattativa tra il Governo e i sindacati per trovare un accordo sulla legge pensionistica che avrebbe dovuto sostituire la legge Fornero ha caratterizzato gran parte degli anni di governo di Draghi, interrotta solo dallo scoppio della guerra in Ucraina.

Giorgia Meloni
Foto ANSA

Giorgia Meloni si trova ora ad ereditare questa sfida, ma ha un vantaggio in più. A differenza di Mario Draghi, che aveva una posizione rispetto alle richieste dei sindacati molto più distante, Fratelli d’Italia ha proposto delle posizioni abbastanza vicina a quelle richieste. Questo sarebbe un ottimo punto di partenza per trovare un accordo e avere la tanto agognata riforma delle pensioni.

Pensioni cosa succederà davvero con Giorgia Meloni

Al momento la legge pensionistica prevede che un lavoratore possa accedere alla pensione di vecchiaia una volta compiuti i 67 anni di età e 20 anni di contributi. In alternativa esiste il pensionamento anticipato, con la possibilità di andare in pensione dopo aver maturato 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, senza limiti di età anagrafica. Ogni altra forma di pensionamento anticipato è scaduto, comprese le tanto discusse Quota 100 e Quota 102.

Le posizioni delle varie forze in campo sono fondamentalmente 3. La prima è quella proprio di Fratelli d’Italia, che propone di abolire l’adeguamento automati dell’età pensionabile all’aspettativa di vita media, portanto quindi l’età anagrafica per la pensione a fissarsi su 67 anni anche nel 2024 e anni avvenire.

Pensione
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La seconda proposta è quella caldeggiata dalla Lega e dai sindacati, ovvero l’estensione a tutti di Quota 41. Significa che il meccanismo del pensionamento anticipato vedrebbe ridotto il suo ammontare di anni contributivi a 41 anni per tutti e diventerebbe questo il metodo principale di pensionamento, e non quello secondario. La terza strada è rimanere sulla legge Fornero, che invece è ciò che si augura l’INPS, in mancanza di un’alternativa migliore. Secondo l’ente previdenziale, infatti, Quota 41 sarebbe una misura estremamente dispendiosa per le casse dello Stato e servirebbero moltissimi soldi da reindirizzare sulle pensioni. Soldi che in questo momento servono per l’aiuto alle famiglie.