TELECOM ITALIA azioni +6% Gara 5G in Brasile

TELECOM ITALIA azioni +6% Gara 5G in Brasile

In Brasile, l’Agenzia nazionale delle telecomunicazioni (Anatel) darà oggi il via all’asta pubblica per il 5G. In gara anche Tim. Il processo, che si svolgerà presso l’auditorium di Anatel, a Brasilia, potrebbe estendersi fino a domani, a seconda del ritmo con cui verranno

analizzate le proposte presentate da tutte le 15 aziende qualificate per le diverse bande di frequenza offerte. Delle 15 iscritte all’asta per le bande 5G, solo cinque si occupano già di quest’area in Brasile: Vivo, Claro, Tim, Algar Telecom e Sercomtel.

 

 

Se tutti i lotti verranno messi all’asta, l’aspettativa è che vengano raccolti 49,7 miliardi di reais, secondo Cnn Brasil. Di questo importo, solo 3 miliardi di reais saranno destinati alle casse pubbliche. Il resto sarà rivolto agli obblighi diinvestimento previsti nel bando, come i 7,5 miliardi di reais che verranno utilizzati per portare Internet nelle scuole di istruzione di base.

 

Intanto, gli addetti ai lavori si cimentano nel difficile compito di scoprire le proposte che Vivendi, l’azionista di maggioranza relativa con il 23,8% del capitale, potrebbe portare al tavolo del Cda straordinario in agenda il prossimo 11 novembre. Tra le ipotesi che si citano: il cambio dell’AD Gubitosi, lo spin off della Rete con maggioranza non più in capo a TIM,

Vivendi spinge per ruolo maggiore in Tim, mette in discussione AD

Vivendi spinge per un ruolo di rilievo in Telecom Italia (Tim) , al punto di mettere in discussione la posizione dell’AD Luigi Gubitosi dopo i due profit warning lanciati dalla società nel giro di pochi mesi, secondo due fonti vicine al dossier.

 

Il gruppo francese, titolare di una partecipazione del 23,8% in Tim, vuole fare la su parte nel rilancio del gruppo italiano valorizzandone anche la rete fissa, ma punta a mantenere un approccio cooperativo con il governo italiano, dicono le fonti.

 

Cassa Depositi e Prestiti (CDP), il braccio finanziario del Tesoro, è il secondo azionista di Tim con una quota del 9,8%, acquisita nel tempo proprio allo scopo di garantire un presidio sulla società, la cui rete è ritenuta strategica dal governo italiano.

 

Telecom non ha commentato, mentre Vivendi ha ribadito solo il suo impegno a contribuire al successo di Tim in una prospettiva di lungo termine.

 

Vivendi, in tandem con alcuni consiglieri di amministrazione, è riuscita la scorsa settimana a far convocare una riunione straordinaria del cda di Tim l’11 novembre, dopo aver espresso la sua insoddisfazione rispetto all’andamento della società.

 

All’inizio di quest’anno, Vivendi aveva appoggiato, insieme a Cdp, una lista di candidati proposta dal Cda uscente di Tim, confermando Gubitosi come AD e l’ex direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi come presidente.

Da allora però Tim ha comunicato al mercato due ‘profit warning’ a causa della debole performance nel mercato italiano, dando al gruppo francese spazio di manovra per richiedere radicali cambiamenti.

 

A margine di un convegno, Rossi ha risposto ‘no comment’ alla domanda se Vivendi stia mettendo in discussione Gubitosi.

 

Il titolo Tim, in forte rialzo a metà seduta, ha perso il 17% dall’inizio dell’anno, a fronte di un rialzo del 23% del FTSE Mib.

 

Con le trattative ancora in corso, resta da capire fino a che punto verranno accolte le istanze di Vivendi.

 

Una questione chiave è il futuro dell’infrastruttura di rete.

 

Con il precedente esecutivo a guida Giuseppe Conte, Tim aveva concordato con Cdp un piano sostenuto dal Tesoro per integrare la propria rete fissa di accesso con quella di Open Fiber, società di cui la Cassa è in procinto di assumere il controllo.

 

Tuttavia, alcuni importanti ministri dell’attuale governo di Mario Draghi, tra i quali spicca il ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao, hanno pubblicamente preso le distanze dal progetto, che poneva le basi perché Tim avesse oltre il 50% del nuovo operatore.

 

Negli ultimi mesi, Gubitosi ha cercato di convincere Vivendi che l’unico modo di rilanciare il piano, superando le resistenze politiche e i problemi di natura antitrust, fosse acconsentire a che Cdp avesse il controllo del nuovo operatore, hanno detto le fonti.

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