Telecom Italia azioni in rialzo: pronta a far ripartire le discussioni sulla rete unica rinunciando al controllo?

Telecom Italia azioni in rialzo: pronta a far ripartire le discussioni sulla rete unica rinunciando al controllo?

Ieri Bloomberg ha riportato indiscrezioni in merito al fatto che il gruppo sia pronto a valutare un progetto di rete unica in cui TIM rinunci al controllo. Il CdA dell`11/11 dovrebbe essere l`occasione in cui potranno emergere le posizioni del CdA sul tema, a partire da quella di CDP che per allora potrebbe aver completato l`acquisizione del controllo di OF. Che il management possa valutare di far ripartire le discussioni sulla rete unica mettendo sul tavolo il tema del controllo ci sembra molto credibile, visto che il dossier rimane il più importante per il gruppo, il deal nella struttura concordata nel 2020 non è più attuale e il controllo era a nostro avviso già qualcosa di negoziabile (anche se non formalizzato). Gli esiti rimangono però incerti, perché Vivendi e parte del CdA non sembrano al momento molto convinti (lo deduciamo dal fatto che la richiesta del CdA dell`11/11 è stata fatta da membri espressi da Vivendi e da alcuni indipendenti) e vediamo ostacoli da agenzie di rating (che si sono sempre espresse con cautela su scenari di rete unica in cui non mantenesse il controllo) e governance (basterebbe a TIM scendere al 49% o servirebbe una quota ben inferiore per avere ok dalle autorità?). Ad avviso degli analisti la realizzazione del progetto rete unica, anche senza un controllo da parte di TIM, sarebbe un`opzione positiva per il titolo. A loro avviso bisogna però rimanere prudenti sulla fattibilità dell`operazione visti gli ostacoli segnalati in precedenza.

Gara Brasile 5G

TIM Brasil, Vivo e Claro hanno presentato le offerte vincenti per i lotti che riguardano la copertura nazionale della banda a 3.5GHz nella gara per lo spettro 5G in Brasile. Claro si è aggiudicata il lotto B1, mentre Vivo ha vinto il lotto B2 e Tim ha ottenuto il lotto B3 per 54 mln di euro. Tramite l’asta in corso, il regolatore intende assegnare 4 bande di frequenza: 700MHz, 2.3GHz, 3.5GHz e 26GHz, la banda 3.5GHZ è considerata la più pregiata per il 5G. Molto incoraggiante per TIM Brasil la scelta da parte del regolatore locale di assegnare le frequenze 5G senza esborsi cash ma in cambio di “obblighi di copertura” da onorare con investimenti di rete distribuiti nell’arco dei prossimi anni. Dal 5G TIM Brasil è fiduciosa di cogliere maggiori opportunità di upselling sia sul segmento consumer che enterprise.

 

 

Scenari in vista del Cda dell’11 novembre

 

Tim ha accelerato in borsa ieri dopo le indiscrezioni di Bloomberg a proposito di un prossimo cambio di rotta sul controllo della propria rete di trasmissione, un osso che la società non aveva mai voluto mollare.

 

Pare che il ceo Luigi Gubitosi sia ora disponibile a rinunciare a questa storica pretesa, in cambio del via libera delle autorità all’aggregazione tra Open Fiber e FiberCop, la società posseduta al 58% da Tim dove sono raggruppate le attività della rete fissa, sia quelle storiche in rame, sia quelle in fibra. Gli altri due soci sono il fondo KKR (37,5%) e Fastweb (4,5%).

 

Le ragioni dell’attaccamento all’asset erano più che giustificate, in quanto FiberCop, è uno dei gioielli di redditività dell’ex monopolista della telefonia italiana.

 

In serata, Tim ha replicato alle indiscrezioni con questa nota. “Con riferimento alle indiscrezioni di stampa odierne circa possibili assetti societari relativi alla rete, TIM precisa che l’argomento non è stato oggetto di discussione nel Consiglio di Amministrazione né tantomeno sono state prese decisioni al riguardo”.

 

Il passo indietro su questo tema dovrebbe essere gradito sia al governo italiano che alla Commissione Europea, soggetto che aveva fatto sapere di essere contrario al predominio di fatto di Tim in Italia.

 

Bloomberg riferisce che Gubitosi avrebbe deciso di accontentarsi di una quota di minoranza nel soggetto post aggregazione: il danno c’è, ma quel che sarà perso in termini di flussi di cassa dovrebbe essere più che compensato dai cospicui risparmi sui costi di posa della fibra nel territorio italiano: avere un unico operatore che opera, invece di due in concorrenza, è strategicamente irrazionale perché crea un inutile doppione. In più, Tim avrebbe la possibilità di scaricare una parte importante del debito e di trasferire parecchi dipendenti.

 

La trattativa con Open Fiber e Cassa Depositi e Prestiti, il suo socio di maggioranza, potrebbe ripartire quindi a breve, dopo una pausa di molti mesi. Il negoziato potrebbe essere riavviato a giorni, magari dopo il probabile via libera dell’Antitrust europeo alla cessione del 40% di Open Fiber al fondo australiano Macquarie. Il pronunciamento è previsto per il 10 novembre, esattamente il giorno prima della riunione del consiglio di amministrazione di Tim. Nel documento, ci potrebbero essere indicazioni importanti sulla posizione dell’autorità in questa intricata vicenda.

Le azioni Telecom sono in rialzo questa mattina a piazza affari a 0,3347 (+2,73%)

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