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Bonus

Superbonus, così Draghi fa le ultime concessioni, ma chiude la porta

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Massimiliano Ciancaglioni

Il presidente del Consiglio lo scorso 20 luglio ha spiegato la situazione Superbonus in senato: tutti i problemi

Nonostante i fondi siano esauriti da tempo, la corsa al superbonus non si arresta si sta arrivando a un numero record di richieste. Stando all’ultimo aggiornamento dell’Enea sull’utilizzo di questo incentivo, al 30 giugno 2022 il totale degli investimenti ammontava a 35,2 miliardi di euro, rispetto ai 30,6 di maggio. Sono arrivate quasi a 39 miliardi invece le detrazioni a carico dello Stato.

Anche in questo caso c’è stato un aumento di circa il 15% rispetto al mese scorso. per quanto riguarda i condomini, l’investimento medio ha superato i 570mila euro, mentre per gli edifici unifamiliari siamo appena sotto i 112mila. Ma adesso che il governo Draghi è caduto ed è rimasto a gestire solo gli affari correnti, in molti si chiedono cosa ne sarà effettivamente del Superbonus 110%.

Superbonus, il punto di vista di Draghi

Il 20 luglio in Senato Draghi aveva dichiarato: “per quanto riguarda le misure per l’efficientamento energetico e più in generale i bonus per l’edilizia, intendiamo affrontare le criticità nella cessione dei crediti fiscali, ma al contempo ridurre le generosità dei contributi”. Come prevede anche il contenuto dell’ultima legge di Bilancio, si va in direzione di una stretta, votata sia dal Movimento 5 Stelle che dal centrodestra.

La cessione del credito di imposta è uno dei meccanismi per ricevere il bonus. In un primo momento, il Superbonus dava la possibilità di cedere il credito per un numero illimitato di volte, ma poi le regole sono cambiate. Lo stesso Draghi sosteneva che il problema non è il bonus ma il meccanismo di cessione dei crediti, facendo riferimento ai 6 miliardi sottratti allo Stato.

Secondo il presidente del Consiglio, la colpa dei rallentamenti è di quei politici che avevano disegnato il sistema di cessione del credito senza prevedere tutto questo, con chiaro riferimento al M5S. Ad oggi il sistema è bloccato e tutti i lavori vengono fatti o con la cessione del credito o con lo sconto in fattura. Le banche però ora non si fidano più e sono diventate molto più esigenti.

 

Massimiliano Ciancaglioni

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