Caldaie vietate, ora si rischia un altro salasso

Brutta notizia per le tasche degli italiani: entro il 2029 verranno vietate le caldaie a gas e sarà necessario cambiare gli impianti di riscaldamento.

La Commissione Europea, tra le regole del nuovo Repower Eu, ha stabilito anche che gli impianti di caldaie a gas saranno vietati entro il 2029 e sarà obbligatorio installare pompe di calore o impianti a biomassa.

Caldaie gas vietate

Lo scopo della manovra sarebbe quello di raggiungere l’indipendenza energetica dell’Europa, data la crisi che stiamo attraversando in questo periodo proprio per la dipendenza da combustibili fossili (in gran parte provenienti dalla Russia).

Una buona scusa questa anche per accelerare la transizione energetica a sistemi meno inquinanti, un aiuto a raggiungere gli obiettivi prefissati anche nel recente COP 26. Per scoraggiare eventuali nuovi acquirenti, le caldaie a gas verranno declassate in etichetta sulla performance energetica.

Per chi invece possiede già una caldaia a gas c’è da chiedersi: quanto verrà a costare il passaggio a sistemi meno inquinanti, come gli impianti a biomassa o le pompe di calore?

Pompe di calore o impianto a biomassa? Quale dei due costa meno

Intanto la soluzione migliore per chi dovrà sostituire la caldaia è quella di acquistare una pompa di calore. Questa funziona raccogliendo energia da fonti naturali (sia questa proveniente dall’aria, acqua o terra, a secondo del tipo di impianto) che viene immessa nell’edificio alla temperatura desiderata.

Caldaie gas vietate

La pompa di calore è più efficiente ad ha una resa migliore delle tradizionali caldaie a gas, in più può sia riscaldare che climatizzare gli ambienti. I costi di istallazione sono decisamente alti: cambiano ovviamente in base alla pompa scelta e al tipo di intervento necessario al passaggio, ma in media si può stimare un costo di installazione di 200 euro.

Le pompe in sé possono costare dai 2.000 ai 10.000 euro, fino a 18.000 euro per un impianto geometrico, che funziona terra-aria. Se da una parte acquisto e installazione sono molto cari, a lungo andare si risparmia sulle bollette (meno salate di quelle del gas) e sull’emissione di Co2 nell’aria.

La seconda opzione è l’impianto a biomassa, che riscalda l’ambiente sfruttando l’energia prodotta dalla combustione di una biomassa, che può essere della legna o del pellet. Anche questo tipo di sistema fa risparmiare sui costi delle materie prime, dato che il legno costa meno del gas e l’inquinamento è ridotto al minimo.

Anche qui però i prezzi d’acquisto variano: per un appartamento medio si può spendere dai 600 ai 2.200 euro, si sale di prezzo con i termoconvettori da 1.100 a 4.300 euro, mentre i più cari sono gli impianti con sistema radiante, che possono raggiungere il costo di 8.700 euro.