Pensione anticipata di tre anni, è già legge. Cosa sta accadendo

In sordina è appena stata approvata una nuova legge che permetterà l’uscita anticipata dal lavoro di ben tre anni: vediamo cos’è successo e come cambieranno le cose.

Negli ultimi mesi si è molto discusso del fronte pensionistico italiano. Quest’anno infatti scadrà la Quota 102 e, fino ad ora, non è stato chiaro quali sarebbero stati i provvedimenti presi dal Governo per la regolamentazione delle pensioni dal 2023 in poi.

pensione anticipata

L’esecutivo e i sindacati devono ancora incontrarsi e discutere di diversi aspetti, analizzare tutte le proposte al tavolo (tra queste le uscite anticipate) ma anche capire quali saranno i futuri importi mensili in base alle disponibilità delle casse di Stato.

In questo caos di domande è arrivata improvvisamente una decisione, per la quale è già stata varata una legge. Sarà possibile andare in pensione anticipata di qualche anno, nello specifico di tre anni. Il nuovo ammortizzatore pensionistico è stato pensato principalmente per le imprese in crisi, che da oggi potranno concordare con i propri singoli dipendenti l’uscita anticipata dal luogo di lavoro.

Come si può intendere, la novità riguarda soltanto i lavoratori dipendenti, che potranno andare in pensione già quest’anno 2022, nel 2023 e 2024 con un cedolino pensionistico mensile leggermente ridotto (pari al 90% del trattamento pensionistico lordo), che verrà poi integrato alla cifra piena alla quale ha diritto il soggetto, una volta raggiunta l’effettiva età pensionistica, ovvero 67 anni con almeno 20 anni di contributi versati.

Quindi sarà possibile già da ora, a molti 64enni, richiedere la pensione anticipata; attenzione però ad un piccolo cavillo: è necessario che entro il 31 Dicembre 2024 si compiano i 67 anni di età anagrafica, sempre a patto che siano stati rispettati i termini contributivi.

Pensione anticipata di tre anni: a chi spetta e come ottenerla

L’agevolazione è disponibile per i lavoratori dipendenti in piccole e medie imprese in crisi, con un numero di dipendenti che deve essere tra i 15 e i 250. Inoltre le stesse aziende dovranno prima raggiungere un accordo con i sindacati perché la misura possa diventare esecutiva per i propri dipendenti.

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Inoltre le piccole e medie imprese in questione devono soddisfare altri specifici requisiti: intanto è necessario aver ricevuto una riduzione del fatturato di minimo il 30% (rispetto al fatturato 2019) nei 12 mesi precedenti la richiesta; poi i lavoratori devono presentare un consenso scritto.

Gli interessati dovranno presentare richiesta tramite il datore di lavoro; questo inoltrerà le domande all’INPS entro 90 giorni dalla data di risoluzione del rapporto. L’INPS visionerà le richieste in ordine cronologico di arrivo e ci sarà la possibilità di controlli a campione. Se la richiesta va a buon fine il lavoratore riceverà subito la quota prescritta per l’uscita anticipata.