Salario minimo obbligatorio, cosa accadrà ai nostri stipendi

La direttiva dell’Europa punta a garantire un salario minimo anche in Italia: cosa cambia per i nostri stipendi

In questi giorni è arrivata l’intesa fra Consiglio e Parlamento europeo in relazione al salario minimo. Nella nota ufficiale vien spiegato che “Una volta adottata definitivamente la legge promuoverà l’adeguatezza dei salari minimi legali e contribuirà a raggiungere condizioni di lavoro e di vita dignitose per i dipendenti europei”. Ci sono due anni di tempi per recepire la direttiva nel diritto nazionale.

Tocca ora al Coreper (Comitato dei rappresentanti permanenti – Ue) confermare l’accordo. Verranno fornite informazioni molto più dettagliate a Strasburgo. Entrando più nel dettaglio, la direttiva “promuove la contrattazione collettiva sulla determinazione del salario e migliora l’accesso effettivo alla protezione del salario minimo per quei lavoratori che hanno diritto a un salario minimo ai sensi del diritto nazionale, ad esempio un salario minimo legale o da contratti collettivi”.

Salario minimo, come ha reagito l’Italia alla direttiva Ue

Gli Sti membri sono quindi richiamati a fissare e aggiornare tali salari minimi secondo una serie di criteri ben precisi. Questi aggiornamenti devono avvenire almeno ogni due anni, o al massimo quattro per i paesi che si basano su un meccanismo di indicizzazione automatica. L’obiettivo pertanto ad oggi è quello di estendere la copertura dei lavoratori attraverso la contrattazione collettiva.

Cerchiamo allora di capire cosa cambia in Italia con questo provvedimento. Il dibattito ha già creato qualche discussione nella maggioranza e nel governo. In Europa sono convinti che la direttiva avrà un effetto benefico sull’occupazione, perché la dimostrazione si è già avuta in Germania. La direttiva ha infatti il solo scopo di istituire un quadro per fissare salari adeguati ed equi. L’Italia è uno dei sei paesi dell’Ue che non ha una regolamentazione a riguardo: gli altri cinque sono Austria, Cipro, Svezia, Danimarca e Finlandia. L’Europa rispetta le diverse tradizioni di welfare ma il tenore di vita dei contribuenti deve essere dignitoso.

Le reazioni alla proposta dell’Europa sono state discordanti tra i partiti italiani, che si dividono fra chi appoggia la direttiva e chi non ne condivide la convinzione che possa avere un buon risultato.