Lavori a metà, soldi che non arrivano: come si ritrova ora chi ha scommesso sul Superbonus

Crisi per chi ha usufruito del Superbonus: la cessione dei crediti non riesce a coprire la grande richiesta e i cantieri rimangono in pausa.

A soffrire, come sempre, sono i cittadini e le imprese, che rischiano di perdere milioni di euro nei progetti edilizi già attivi grazie al Superbonus 110%. I fondi non bastano a coprire le richieste e si rischia il collasso.

Da quando è entrato in vigore nel 2020 il Superbonus ha causato un acceso dibattito: data la natura della manovra si rischiava di concedere il bonus anche a chi non ne aveva diritto, causando una perdita di fondi senza precedenti.

Alla fine a Giugno 2022 la Corte dei Conti ha stimato sconti e cessioni nel periodo 20-21 per un totale di 38,4 miliardi di euro. Il premier Draghi si è dichiarato contrario alla misura ma non è stato possibile abrogarla senza causare un tracollo enorme a cittadini e imprese, che comunque si stanno trovando in una situazione spinosa.

A causare i maggiori problemi è la cessione dei crediti, che nonostante le agevolazioni date dal decreto aiuti-bis sono una spesa troppo grande: per lo Stato la spesa globale è di 43,7 miliardi di euro a fronte di lavori edili di un valore pari a 39,8 miliardi.

Incertezza sulle cessioni del credito: chi perde di più?

Per mancanza di fondi, molti cantieri si trovano già in stallo e altri rischiano la stessa fine. Per i cantieri che si trovano ad esempio a metà lavoro, c’è il rischio di non riuscire a concluderli e di dover restituire il credito ricevuto con l’aggiunta di sanzioni previste dalla legge.

Già dai primi passi del Superbonus questa situazione era da considerare come possibile. Oggi cosa si può fare per cercare di ridurre i danni? A questo quesito arriva in risposta il decreto aiuti-bis, che ha allargato la capienza della cessione del credito, adesso più ampia e fluida tra cittadini, imprese edili e banche.

Tuttavia è una misura che potrebbe rivelarsi insufficiente; anche l’Agenzia delle entrare, in una circolare del 23 Giugno 2022, ha sottolineato che eventuali soggetti coinvolti della rete di cessioni possano essere considerati co-responsabili nel caso di illeciti.

Anche le banche adesso vogliono più chiarezza, dato il coinvolgimento nella cessione. Queste, una volta ricominciate, avranno un costo maggiore: su una spesa di 100, con il credito a 110 il richiedente ottiene 97,4 euro, con una spesa dell’11,4% ad ogni cessione.