Ora arriveranno anche le multe per la benzina. Ecco quale sarebbe il provvedimento e cosa dovrebbe succedere nei prossimi giorni.

Venerdì 10 febbraio i prezzi del petrolio sono aumentati improvvisamente di oltre il 2%. Questa variazione è seguita all’annuncio di Aleksander Novak, vice-primo ministro della Federazione Russa, di un taglio della produzione di 500.000 mila barili di petrolio al giorno. La decisione mirerebbe a ripristinare le condizioni di mercato precedenti al price cap.

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Dal 5 dicembre 2022 il Consiglio europeo ha fatto entrare in vigore il prezzo massimo per gli acquisti del petrolio russo, deciso per 60 dollari al barile. Poco dopo, si è deciso anche per il price cap del gas quotato sulla borsa di Amsterdam, fissato a 180 euro/MWh. In entrambi i casi, si sono viste delle contromosse da parte dei soggetti “colpiti”.

I timori sui prezzi: per ora nessun aumento alla pompa

Se da un lato la decisione russa mira a creare una scarsità che renderà molto più difficili le triangolazioni del petrolio a partire da marzo, la borsa del gas TTF ha spiegato di voler aprire una sede a Londra per sfuggire al tetto del prezzo. Per il momento, nessuna di queste decisioni ha impattato significativamente il prezzo dell’energia per i consumatori.

A partire dal 5 febbraio c’erano grossi timori che il prezzo della benzina alla pompa potesse salire alle stelle. In questa data è infatti entrato in vigore l’embargo sul trasporto marittimo di prodotti petroliferi russi. Precedentemente, il 5 dicembre 2022, si era proibito il trasporto via mare del gasolio russo.

Cosa sta succedendo in Italia: perchè i benzinai protestano

Ciò che si è osservato prima del 5 febbraio è che molti paesi, come la Spagna, hanno provveduto ad accumulare ingenti quantità di barili di petrolio russo. Inoltre, la ricercatrice dell’American Enterprise Institute, Elisabeth Braw, ha fatto notare sul Foreign Policy come le compagnie di esportazione europee stiano cooperando nella consegna di petrolio.

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In Italia, oltre alla complicata situazione internazionale, si assiste ad un braccio di ferro fra il governo e le associazioni che rappresentano i benzinai, come Figisc/Anisa e Fegica. Dopo l’annuncio dei primi provvedimenti erano stati annunciati due giorni di sciopero a fine gennaio. In seguito, si è ridotta la protesta ad un solo giorno.

Rifornimento carburanti nel posto sbagliato: ora arrivano anche le multe

Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha cercato di venire incontro ai benzinai. Non ci sarà dunque più necessità di esporre il prezzo medio giornaliero, ma bensì quello mensile. Coloro che non si dovessero allineare alle decisioni del governo italiano rischiano una multa da 200 a 2.000 euro, che prima era fra i 500 e gli 800 euro.

Questa multa sarà commisurata a diversi parametri, come il fatturato. Inoltre, si andrà incontro alla sospensione dell’attività da 1 a 30 giorni. Prima il provvedimento era più severo: si rischiava di dover abbassare la serranda da 7 a 90 giorni. Si è quindi in attesa del decreto da parte del Ministero per avere conferma delle decisioni dell’esecutivo.

Bisogna inoltre sapere che il Ministero dell’Economia e delle Finanze sta sviluppando un app che aiuti i consumatori a trovare la pompa di benzina più economica. Questo provvedimento, paradossalmente, danneggerà i benzinai. Il prezzo alla pompa, infatti, non è deciso da loro, ma dalle multinazionali dell’energia.

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