Banca Carige azioni in forte rialzo: si riaccendono le voci sulla cessione della quota di maggioranza

Banca Carige azioni in forte rialzo: si riaccendono le voci sulla cessione della quota di maggioranza

La battuta d’arresto nelle trattative tra il Tesoro e Unicredit sul Montepaschi ha congelato il consolidamento bancario italiano, ma qualche dossier potrebbe presto ricominciare a muoversi. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, in queste ultime settimane dell’anno sarebbe alta l’attenzione sul futuro di Carige. L’istituto genovese controllato dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e diretto da Francesco Guido è alla ricerca di un compratore che sostituisca Cassa Centrale Banca nel ruolo di futuro azionista di maggioranza. Dopo mesi di sondaggi sul mercato (affidati agli advisor Deutsche Bank e Kpmg) oggi l’intenzione del Fitd è stringere i tempi e raccogliere una proposta formale in tempi brevi, possibilmente entro la fine dell’anno. Tanto più che per favorire la exit l’azionista e la banca potrebbero considerare offerte per un perimetro parziale o anche per singoli asset. Nelle discussioni avute nei mesi scorsi, per esempio diversi, investitori (si sono fatti i nomi dei fondi Bain, Centerbridge e Apollo Global Management) avrebbero manifestato un timido interesse per le attività di wealth management (ex Banca Cesare Ponti) e per la Banca del Monte di Lucca. Se insomma il Fitd spinge per individuare un compratore, va detto che sinora nessun soggetto ha compiuto passi formali. Con grande prudenza si sono mosse le due banche presenti in data room dall’inizio dell’estate, ossia Banco Bpm e Credito Emiliano. Un’eventuale acquisizione di Carige “sarebbe un’operazione molto piccola e impiegherebbe molto tempo per crescere molto poco”, ha dichiarato il ceo del Banco Giuseppe Castagna durante la presentazione dell’ultimo piano industriale. Gli ha fatto eco il dg del Credem Nazareno Gregori: si tratta di “una situazione molto articolata e complessa”.

 

Prosegue iter per cessione quota di controllo (80%)

 

Prosegue l’iter per la cessione della quota di controllo di Carige. Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD), che ha in capo l’80% del capitale rilevato durante il commissariamento (iniziato il 2 gennaio 2019 e finito il 31 gennaio 2020).
Secondo quanto riporta MF, in data room sarebbero presenti tuttora sia banche che fondi internazionali e ci sarebbe una moderata fiducia sulla possibile finalizzazione della vendita entro inizio 2022.
Secondo il quotidiano, pur non essendo ancora arrivate manifestazioni di interesse vincolanti, alcuni elementi sosterrebbero un cauto ottimismo, in primis la misura governativa che ha prorogato al 30 giungo la scadenza per poter trasformare le Dta in crediti fiscali e poi il fatto che la ripresa economica in atto sta sostenendo i conti delle banche, inclusa Carige, alle prese con il rilancio commerciale.
Un elemento di incertezza, invece, riguarda l’esito delle vertenze intentate dalla famiglia Malacalza, ex azionista di riferimento dell’istituto ligure tramite la holding Malacalza Investimenti. La sentenza di primo grado del Tribunale sulla causa dovrebbe arrivare a breve e, comunque, entro Natale. Tuttavia, un quadro più chiaro sull’entità dei rischi legali in capo alla banca potrebbe facilitare un’aggregazione, nel caso il pronunciamento avesse un esito favorevole. Il giornale parla anche di un potenziale spin-off di tali rischi, ma si tratterebbe di un’ipotesi per ora mai considerata dal cda.
Un’altra questione è legata alle dimensioni di Carige. Un potenziale matrimonio con Carige non consentirebbe a una banca interessata di fare un’operazione trasformativa, come sottolineato nei giorni scorsi da Giuseppe Castagna, Ceo di Banco Bpm.
In caso di possibile interesse di un fondo, aggiunge il giornale, una realtà come la banca genovese, pur non essendo molto grande, non presenta però neanche dimensioni così piccole da poter essere controllata da un fondo di investimento o private equity. Inoltre, questi operatori, essendo sprovvisti della licenza bancaria, non potrebbero beneficiare del bonus legato alle Dta.
Un’altra possibile opzione potrebbe essere la cessione di alcuni asset non strategici. Alcune controllate, potrebbero rientrare nel mirino di potenziali acquirenti, allo stesso modo potrebbe essere considerata la vendita di alcuni sportelli lontani dalla Liguria.
Comunque, scrive il quotidiano, le condizioni che il FITD aveva concordato con Cassa Centrale Banca, ritiratasi lo scorso marzo, non saranno più proponibili a seguito della ripresa economica in atto dopo gli impatti del Covid-19. A metà dicembre dovrebbe essere fissato un nuovo cda per fare il punto sulla situazione.

 

Profilo societario

 

Banca Carige SpA Cassa di Risparmio di Genova e Imperia è una società con sede in Italia impegnata nel settore finanziario. Offre servizi bancari, finanziari, fondi pensione e assicurativi. La Società opera anche nei settori delle assicurazioni, della previdenza complementare e delle assicurazioni. Opera attraverso quattro segmenti. Il segmento Liguria serve la clientela presso le filiali della Capogruppo presenti sul territorio. Il Fuori Liguria comprende al suo interno la nuova Banca Carige Italia, unitamente ai risultati delle banche controllate, localizzate nelle aree geografiche fuori Liguria. Il settore Altro Operativo include i restanti clienti e le altre società del Gruppo che svolgono attività di gestione del risparmio, assicurative, finanziarie e strumentali. Il settore Netting e non allocati è coinvolto nella normativa per la segnalazione delle poste di netting e di riconciliazione infragruppo rispetto ai dati contabili. Opera attraverso la Cassa di Risparmio di Savona SpA.

 

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